Con RIVELAZIONE, Gaggenau e CRAMUM, sotto la direzione creativa di Sabino Maria Frassà, presentano un progetto che unisce arte, design e vino per raccontare il nuovo mondo delle cantine per il vino Vario Expressive: un’indagine sul rapporto tra materia, tempo e percezione. Un percorso esperienziale dove la ricerca creativa del duo TTOZOI incontra la visione Gaggenau in una medesima tensione: trasformare la custodia del vino in un atto di rivelazione. Ne nasce un processo attivo, naturale e progressivo, in cui ciò che resta nascosto affiora, la materia si lascia leggere attraverso il tempo e la casa diventa il luogo privilegiato di questa emersione.

Composizione degli artisti TTOZOI con materiali organici, acqua e pigmenti naturali

Al centro del progetto, la ricerca del duo TTOZOI si sviluppa come pratica processuale, in cui l’opera non viene costruita ma attivata. Attraverso l’impiego di materie organiche e del tempo come elemento strutturale, gli artisti creano le condizioni affinché la materia possa evolvere autonomamente sulla superficie della tela. Con RIVELAZIONE, questo processo si apre per la prima volta al vino: non come semplice elemento evocativo, ma come materia viva e complessa, portatrice di una propria temporalità, capace di incidere sull’evoluzione dell’opera e di orientarne la maturazione. Il vino introduce così una natura ulteriore: una materia che non si limita a trasformarsi, ma matura, si stratifica e si rivela nel tempo. In questo senso, non è più contenuto, ma autore: principio attivo di un processo in cui la forma emerge come esito di una condizione predisposta.

Come nelle cantine Expressive Gaggenau, anche qui non si tratta di forzare la materia, ma di predisporre con precisione l’ambiente perché essa possa raggiungere la propria espressione più compiuta. Nel cosiddetto vuoto d’intervento, le opere vengono sigillate e affidate al tempo. Durante questa sospensione, la materia evolve, assorbe le qualità del luogo, registra condizioni invisibili e restituisce una superficie irripetibile, frutto di un equilibrio sottile tra natura, attesa e controllo. Quando il processo giunge a compimento, gli artisti intervengono riportando alla luce le tracce di questa evoluzione: non la rappresentazione di una forma, ma la sua emersione.

Dettaglio della superficie dell'opera per Gaggenau del duo TTOZOI: strati materici creati da materiali organici, acqua e tempo

Come spiega il curatore Sabino Maria Frassà: «Non si tratta di fermare il tempo, ma di creare le condizioni perché il tempo possa agire. Ogni opera diventa così una rivelazione della materia nel tempo. Gli artisti sono i registi dell’opera; il protagonista resta la materia viva, nella sua autonoma facoltà di crescere, maturare e rivelarsi. I TTOZOI non impongono una forma: ne accompagnano l’emersione, predisponendo le condizioni affinché essa possa manifestarsi. L’opera, dunque, non è il risultato di una costruzione, ma l’esito di un accadimento. In questa prospettiva, RIVELAZIONE restituisce in forma esemplare l’intero orizzonte del progetto: la muffa è crescita, il vino è maturazione, Gaggenau è condizione, l’opera così come l’esperienza di chi la abita, la contempla e la custodisce nel tempo è rivelazione. Quattro declinazioni di una stessa tensione generativa, in cui la materia, custodita dal tempo, si dischiude nella sua forma più compiuta.»

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Immagine biografica degli artisti TTOZOI

TTOZOI

Stefano Forgione (Avellino, 1969) e Giuseppe Rossi (Napoli, 1972) sono il duo artistico operante con lo pseudonimo TTOZOI dal 2010, anno della personale a Napoli presso Castel Dell’Ovo (a cura di Luca Beatrice). Stefano (Laurea in Architettura) e Giuseppe (Laurea in Economia) sono entrambi autodidatti. Fin dall’adolescenza sperimentano varie tecniche artistiche (carboncino, china, acquerello, acrilico, olio, spray, collage...) e si avvicinano alla Storia dell’Arte di matrice Informale, assecondando la loro vocazione estetica e concettuale. Nel dicembre 2006 sarà la comune passione per l’Informale a riavvicinare i due, dopo anni vissuti in varie città d’Italia. Al centro del loro confronto, l’elaborazione di un progetto - basato su “concetto” e “forma”, “tempo” e “materia” - che sta diventando portavoce di una piccola rivoluzione nel campo sperimentale della pittura.

TTOZOI è artefice del cosiddetto “vuoto d’intervento”, una vera e propria attesa d’intervento, successiva all’azione simultanea a quattro mani sulla tela, durante la quale la Natura - nella sua fioritura fra le trame della tela sotto forma di muffa - diventa puro codice linguistico. Una nuova grammatica - viva - che dal momento in cui le muffe vengono bloccate, rende l’impronta materica sull’opera un segno definitivo, un inizio che conduce al conseguente epilogo, generando una nuova superficie capace di metabolizzare la metafora e la somiglianza mimetica.

Gli artisti creano le opere in situ: il processo informale, realizzato a quattro mani, prevede l’utilizzo di materie organiche (farine varie), acqua e pigmenti naturali su tele di juta. Implementano poi una «Art Area» dedicata, formata da diverse installazioni di teche sigillate, all’interno delle quali vengono riposte le tele e lasciate a dimora per circa 40 giorni. Il Tempo e la Natura fanno il resto, favorendo le condizioni per la naturale proliferazione di muffe sulla tela, con manifestazioni sempre diverse, in quanto condizionate dalle variabili esterne specifiche del luogo di esecuzione. Le spore interagiscono con l’opera iniziata dagli artisti - conquistando lo spazio da questi concesso - seguendo un istinto di sopravvivenza, nutrendosi della sola parte organica. TTOZOI monitora la progressione del processo e lascia che la tela catturi l’humus, l’anima - il GENIUS - del luogo, fin quando decide di interromperlo, secondo una declinazione di “salvataggio dall’estetica in purezza”: è così che la memoria della vita resta impressa sulla tela e diviene una finestra dentro l’archeologia del tempo. Una perfetta sinergia tra l’imponenza architettonica del luogo e il cuore caldo che abita idealmente le sue fondamenta, oltre il visibile.